Dalla comicità del Trio alla “rivoluzione verde”: intervista esclusiva all’attore che ha scelto di dare voce alle piante insieme allo scienziato Stefano Mancuso. Giovanni Storti, oggi il grande pubblico la vede spesso immerso nel verde dei suoi canali social, impegnato a spiegare la bellezza della natura. In questa nuova veste di divulgatore, come si sente di definire la sua identità e il suo legame con i grandi maestri della televisione scientifica? «Siamo un bosco di persone e io sono una costola di Piero Angela ».
Questa sua passione non è solo “teatrale”, ma nasce da una scelta di vita quotidiana molto precisa. Sappiamo che ha cercato un equilibrio diverso tra la metropoli e la natura. Come si articola oggi la sua giornata tipo?
«Con mia moglie, stiamo in parte a Milano e in parte nel Monferrato, dove abbiamo un orto e anche una trentina di alveari. Però, io alle api preferisco il bombo».
Cosa c’è dietro questa preferenza così specifica?
«E come un’ape più grossa e pelosa, ma non si può allevare, è selvatico e soprattutto non punge: la gente ne ha paura, noi cerchiamo di sfatare questo mito. E tra gli insetti impollinatori più importanti per quando fiorisce è pieno di bombi: uno spettacolo. Che poi il bombo, in realtà una bomba: è femmina. Il maschio serve poco. Come nella specie umana. Basta guardarsi intorno...».
Nel suo rifugio nel Monferrato, che tipo di approccio utilizzate per coltivare la terra?
«La cura mia moglie: ha creato un orto sinergico dove lascia crescere anche le piante spontanee e invasive, che partecipano alla vita di ciò che semini. Da noi così vengono bene rafano, carciofi, cavoli, catalogna. Altre verdure invece sono molto colpite dalle cimici, un vero flagello».
E a lei quale verdura piace?
“I finocchi per esempio, sono una verdura sottovalutata come Paolo Rossi ai Mondiali dell’82, il finocchio è ricco di sali minerali, vitamina C e fibre. Povero di grassi, stimola l’appetito, è anche digestivo. Il termine infinocchiare? Nelle locande, quando si dava agli avventori cibo e vino un po’ scadente, si metteva dentro tanto finocchio. Molto aromatico, copriva i cattivi odori”.
Lei è nato a Milano, ma sembra avere radici molto profonde altrove. Si sente più un cittadino che ha scoperto la campagna o un uomo di natura che ha prestato tempo alla città?
«Ma io sono prima un uomo di bosco, rubato dalla città. Da bambino trascorrevo tre mesi d’estate con i nonni a camminare in montagna. Sono un po’ cittadino e un po’ ruspante». La “Divina Commedia” della Botanica
Il suo impegno si è ora trasferito sui palcoscenici di tutta Italia con uno spettacolo che molti definiscono una sorta di “Divina Commedia botanica”. Insieme a lei c’è il Professor Stefano Mancuso. Come descrivereste questa collaborazione che sta riempiendo i teatri?
Prof. Stefano Mancuso: “Un viaggio in tre tappe, uno spettacolo in tre atti tra natura, comicità e conoscenza, alla scoperta delle tre parti fondamentali di una pianta: le radici, il tronco e la chioma.” Giovanni Storti: “Sì, siamo stati definiti ‘Dante e Virgilio nel mondo del verde’. Io sono il grillo parlante della situazione. Il titolo nasce da una citazione di un film di Woody Allen del 1972, lui si riferiva al sesso e noi agli alberi. Tutto quello che avreste voluto sapere ma non avete mai osato chiedere”.
È una coppia che sulla carta appare quasi impossibile: uno scienziato di fama mondiale e uno dei comici più amati d’Italia. Com’è nata la scintilla tra di voi?
Giovanni Storti: “Ci siamo conosciuti per caso anni fa, poi con la pandemia, io, che non frequentavo affatto i social, ho avviato un profilo su Instagram e un canale YouTube. Ho coinvolto Mancuso, Telmo Pievani, Mario Tozzi e Luca Mercalli. Un giorno, con Mancuso, ci siamo detti: dai facciamo uno spettacolo. Abbiamo pensato che sarebbe stato bello unire il racconto scientifico alle incursioni di un guitto che usa il linguaggio dell’ironia per rendere più accessibile e fruibile il discorso.”
Prof. Stefano Mancuso: “Io sono uno scienziato, ma anche un divulgatore, e cerco di trovare sempre nuovi modi per portare a quante più persone possibile la notizia di ciò che sta accadendo nel pianeta, di ciò che sono le piante, di ciò che potrebbero fare per migliorare le nostre aspettative di vita. Quindi mi sono ritrovato a condividere alcune iniziative con Giovanni.”
Giovanni, lei spesso usa soprannomi scherzosi per il Professore. Com’è il clima dietro le quinte?
«Prima lo chiamavo profeta della verdura, ma non era molto contento. È il compagno ideale: ha proposto diverse gag. Detto ciò è un vero luminare. Per esempio ha inventato la fabbrica dell’aria, che anche io ho in casa».
Ecco, la “fabbrica dell’aria”. Di cosa si tratta e come funziona concretamente in un ambiente domestico?
«È come un grande acquario di piante (che non soffrono come i pesci), serve a depurare l’aria e aumentare il benessere delle persone negli ambienti chiusi. Se pensi a quanto può servire, sì».
In giro per l’Italia, il vostro obiettivo sembra quello di scardinare l’idea che le piante siano semplici oggetti decorativi. Perché facciamo così fatica a considerarle esseri intelligenti?
«Sì, e a tutti gli alberi in generale sacrificati per costruire “cose” senza pensare a quanto sono importanti e che sono molto più intelligenti dell’uomo. Intanto sono sul pianeta da prima di noi, da 450 milioni di anni. E se pensi al fatto che le piante stanno ferme, si capisce che hanno incredibili strategie di adattamento: sanno stringere amicizia, scoprire nemici e trovare risorse. A teatro raccontiamo come negli Anni 60 negli Stati Uniti hanno segato Prometeo, un albero di 6 mila anni fa: era l’essere vivente più antico del mondo. Ora il più vecchio ne ha 5 mila, si chiama Matusalemme e lo tengono ben nascosto».
Come riuscite a mantenere alta l’attenzione del pubblico su temi scientifici così complessi senza perdere il lato dell’intrattenimento?
Giovanni Storti: “La gente non ha minimamente idea di come sia fatto un albero. Il mio ruolo? Io mi infilo nei discorsi scientifici con una battuta, con una gag, con una provocazione. Diciamo che la parte divulgativa viene stimolata da quella ironica. Io faccio la parte del dubbioso, cerco di smontare in modo buffo quello che dice, oppure interrogo il pubblico sui latinismi per alleggerire la conversazione. Stefano cita parole in latino e io interrogo subito il pubblico: ‘Possibile abbiate fatto tutti l’istituto tecnico?”
Prof. Stefano Mancuso: “Io faccio il mio mestiere di divulgatore, quindi parlo di botanica, con informazioni reali ma in maniera leggera, grazie soprattutto all’ironia e al dialogo con Giovanni.”
Una missione pedagogica contro il pessimismo La crisi climatica è ormai un tema quotidiano. Qual è il dato o il concetto che vorreste davvero che restasse impresso nella mente di chi esce da teatro?
Giovanni Storti: “Il nostro scopo è rendere più consapevoli le persone sull’importanza degli alberi. L’errore più grosso è pensare alle piante solo come elementi di arredo e non come esseri viventi. Come diceva il grande Bruno Munari, l’albero è un esempio di ‘struttura a crescita’, ogni parte è in armonia e funziona. Tutto dipende dalle piante: l’atmosfera, il cibo, la 102 POEAU PULAR medicina, il carburante, e la gente non se ne rende conto: lo vediamo in modo distaccato quando invece ci permette di vivere. Se sono sopravvissuti nel tempo, radicati al terreno, significa che hanno una grandissima forma di intelligenza che noi possiamo solo sognare.”
Prof. Stefano Mancuso: “Aggiungo il dato scientifico: noi siamo del tutto irrilevanti. L’insieme di tutti gli animali – uomini compresi – rappresenta solo lo 0,3% della vita, mentre le piante costituiscono l’87%. Inoltre, ignoriamo che gli alberi sono uno degli strumenti più potenti per combattere il riscaldamento globale e le sue conseguenze nelle nostre vite nei centri urbani.”
Giovanni, lei ha espresso spesso una visione critica sulla gestione del verde nelle nostre città, a partire dalla sua Milano. C’è speranza per il futuro urbano?
«Io spero di sì, anche se sono un po’ pessimista, basta guardarsi in giro, specialmente a Milano. Leggo che altre città come Barcellona, Helsinki, Parigi hanno un programma per la rigenerazione urbana, per combattere il calore, da noi non succede niente. Si pensi alla nuova piazza Cordusio: neanche un albero».
Vista la sua passione e la sua capacità di smuovere le coscienze, ha mai pensato di impegnarsi direttamente in politica per cambiare le cose?
«Mi hanno proposto di fare l’assessore, ma non credo che sia un mestiere adatto a me. Il meccanismo è molto corruttivo, è più facile tentare di cambiare le cose in altro modo, che non in politica».
Eppure lo spettacolo ha una forte valenza pedagogica. Riusciremo a invertire la rotta?
Giovanni Storti: “Io sono ottimista col cuore, ma resto pessimista con la mente. Non credo sia possibile risollevare il mondo dalla catastrofe verso cui sembra essere indirizzato: la caccia, l’ambiente, tutto va al contrario della rigenerazione. Lo spettacolo è pedagogico, è il racconto sorprendente e interessante di quel che fa un albero, un essere completamente diverso da noi con caratteristiche spiazzanti: solo il fatto che sta fermo ci spiazza clamorosamente. Ha messo in piedi strategie pazzesche per sopravvivere e lo fa da almeno cinquecento milioni di anni, ben più dei trecentomila di noi umani.” §
Prof. Stefano Mancuso: “Su questi temi come su tantissimi altri la questione fondamentale è educare. Non ci aspettiamo che tutti gli spettatori di questo spettacolo, usciti dal teatro, inizino a guardare alla natura con occhi diversi, ma qualcuno lo farà, ed è questo che alla lunga cambia.”
Nostalgia e Progetti Futuri In molti suoi interventi recenti emerge una vena malinconica verso una Milano e un’Italia che sembrano scomparse. È solo nostalgia o c’è dell’altro?
«La nostalgia è legata soprattutto all’età: i ricordi di gioventù, anche se erano momenti difficili, diventano teneri. Oggi sicuramente sono più agiato. Semmai ho nostalgia di quel vecchio mondo in cui ci si aiutava di più, era un mondo più ingenuo e umano. Come già dicevano Jannacci, Gaber e Pasolini: la televisione e il consumismo ci ammazzano». Questo suo modo di “mostrare la realtà come non la si vede” la rende un po’ una figura rivoluzionaria. C’è chi la paragona addirittura a Greta Thunberg. «Si può dire che sono rivoluzionario! No, lei è un idolo per me! Soprattutto dopo l’impresa con la Flotilla verso Gaza: è coraggiosa. Io soffro il mal di mare e non avrei mai potuto farlo». Infine, una domanda che tutti i lettori si pongono: questo suo impegno “solista” nel mondo del verde significa che il percorso con Aldo e Giacomo è giunto al termine? «Stiamo pensando a un nuovo film, quindi sì, c’è futuro». Possiamo dunque dormire sonni tranquilli. «Bene... Aspetta di vedere il film».



